Il contributo dell’ETSI al dibattito nei congressi della Cisl


1) La Cisl verso il XVI Congresso

La Cisl si avvia a celebrare il suo XVI congresso nazionale che si terrà a Roma dal 20 al 23 maggio 2009.

All’inizio dell’anno 2009 partirà la stagione congressuale che vedrà le strutture categoriali e orizzontali affrontare i temi di maggiore attualità che toccano gli interessi, i diritti e le attese dei lavoratori e delle lavoratrici, sia in servizio che in quiescenza.

Anche l’Etsi, che è l’Ente promosso dalla Confederazione per le politiche del tempo libero, deve partecipare a pieno titolo al  dibattito, portando il proprio contributo di idee e di proposte che nascono dalla esperienza maturata nel campo che gli è proprio.

Per questa ragione vogliamo evitare di cadere nella estemporaneità ma muoverci in coerenza nel solco delle valutazioni  tracciato col documento predisposto dalla presidenza nazionale e approvato dal CN dell’Etsi il 30 marzo 2007 in vista dell’ultima Assemblea Organizzativa della Cisl che si è svolta a Roma  dal 5 al 7 novembre 2007.

Ci muoviamo nel solco tracciato allora ma facendo ovviamente  gli opportuni aggiornamenti temporali e relativi al contesto economico, sociale e politico che stiamo vivendo in questo periodo.

 

2) Il contesto politico, economico e sociale 

Richiamiamo a riguardo quelli che appaiono gli avvenimenti più importanti intervenuti in questo frattempo.

Innanzitutto la caduta del governo Prodi, la conclusione anticipata della XV legislatura, il ricorso alle urne , le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 e l’avvio della XVI legislatura con il governo presieduto da Berlusconi  ( arrivato alla quarta edizione ) che è entrato nel pieno delle sue funzioni il 15 maggio 2008 dopo aver ottenuto la fiducia delle due camere.

In secondo luogo, e conseguentemente, un nuovo quadro politico, un nuovo governo e soprattutto una nuova concezione ideologica, una nuova strategia, una nuova linea di  politica economica e sociale che non esitiamo a definire meno sensibile alle attese e alle esigenze della componente debole e del ceto medio del paese e più incline ad assecondare le pressioni e le pretese dei poteri forti e privilegiati.

E ancora, una crisi finanziaria, economica e sociale senza precedenti, addirittura più perniciosa e pesante di quella, portata sempre come esempio dagli analisti, del 1929, che si è abbattuta sul mondo intero. Essa sta dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la totale inaffidabilità e pericolosità delle deregulation selvagge e delle forme di neo-liberismo  (o, come si usa dire ora, di mercatismo ) senza regole, senza controlli e senza etica ( le inadeguatezze del collettivismo e del comunismo reale erano già state evidenziate dalla storia e per ultimo dal crollo del muro di Berlino ) che ha ingigantito gli squilibri e le ingiustizie facendo sì che i pochi ricchi diventassero ancora più ricchi e i sempre più numerosi poveri diventassero ancora più poveri. Facciamo osservare che il nostro paese, secondo l’Ocse, occupa il sesto posto nella classifica dei paesi con le più alte disuguaglianze dopo paesi come il Messico, la Turchia, il Portogallo, gli Stati Uniti, la Polonia: basta pensare che il 10% delle persone ricche possiede il 42% della ricchezza del paese!

Ma è fuorviante credere e far credere che la crisi sia arrivata in modo inaspettato.

Nel nostro paese essa era ben evidente da tanto tempo.

Tra il 2001 e il 2006, secondo l'OCSE, il tasso di crescita italiano è rimasto fermo al di sotto dello 0,5% contro una media europea del 2%.

 

Tra il 2001 e il 2006, secondo la Banca d’Italia, salari e stipendi sono rimasti al palo

 mentre i redditi degli autonomi sono cresciuti del 13%.

Dal 1993 al 2007 le pensioni hanno perso il 34% del loro potere d’acquisto per la mancata rivalutazione prevista dal decreto legislativo 503/1992.

Il potere d’acquisto in Italia sta attualmente al 23° posto fra i 30 paesi più industrializzati ( era  19° nel 2004).

Secondo il rapporto Istat 2007, il reddito italiano rispetto alla media UE negli ultimi 6 anni è crollato del 13% tanto che il 14,6% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese;  il 66,1% non riesce a mettere da parte risparmi; il 6,2% non può permettersi una alimentazione adeguata; il 10,4% non può permettersi il riscaldamento per la casa;  il 38,7% non può permettersi una settimana di vacanza all’anno.

Eppure dobbiamo assistere impunemente a tagli indiscriminati agli enti locali, alla scuola, a servizi essenziali che rischiano di far crollare pezzi vitali dello stato sociale e ciò allo scopo di reperire risorse destinate a finanziare operazioni discutibili di salvataggio di aziende basate su ricette inique che socializzano le perdite e privatizzano i profitti o a elargire agevolazioni a banche senza porre la parola fine alle vergognose e ingiustificate remunerazioni e liquidazioni  che si autoconcedono gli stessi amministratori responsabili dei crack finanziari.

 

3) Il ruolo dell’Etsi

La domanda da farsi allora è: ha senso ancora parlare di tempo libero; ha ruolo ancora un Ente come l’Etsi nato in un periodo con problemi e assetti diversi? La risposta è certamente sì, senza esitazioni,  se non vogliamo assistere passivamente alla spoliazione di quello che resta dello stato sociale e se vogliamo, come dice il professor Stefano Zamagni, che dal consumatore-cliente, che nulla può nel condizionare l’offerta e il livello di prezzo, si passi al consumatore-cittadino consapevole dei suoi poteri di incidere sul rapporto qualità/prezzo e anche sulla sicurezza attraverso la cosiddetta tracciabilità. E questo vale anche per la gamma di servizi e prodotti che rientrano nei campi del cosiddetto tempo libero.   
 Per questa ragione non possiamo estraniarci rispetto ad un progetto ragionato, condiviso e verificabile nel suo sviluppo, che abbia al centro  i diritti e le esigenze dell’iscritta e dell’iscritto, come lavoratrice/lavoratore,  come pensionata/pensionato, e come cittadina/cittadino, prima, durante e dopo l’età lavorativa ( noi abbiamo aggiunto e  aggiungiamo: prima, durante e dopo il lavoro giornaliero, settimanale, mensile, annuale, nella vita di ciascuno di noi) dando a ciascuno e ciascuna di loro una prospettiva di partecipazione e di protagonismo alle scelte che vengono fatte.

E’ superfluo quanto ovvio dire che l’Etsi si ritrova totalmente in questa strategia e prospettiva.

L’Etsi opera infatti con l’obiettivo di soddisfare domande e aspettative che nascono ed emergono prima, durante e dopo l’orario e il periodo di lavoro

Esso cerca di corrispondere alle attese che nascono fuori dai luoghi di lavoro, delle singole persone, nelle famiglie, nella società, nella vita di relazione. Operando, con questa sua linea, anche all’interno di altre organizzazioni alle quali partecipa sul piano settoriale, come la Fitel e la Fitus, sul piano sociale, come il Forum del terzo settore, o sul piano internazionale, o come il Bits               ( Bureau International du Tourisme Social ).

I grandi cambiamenti economici e tecnologici intervenuti nei decenni post-bellici hanno modificato il rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, riducendo la netta distinzione che esisteva nel passato.

Il tempo di lavoro invade pesantemente la vita privata e riduce sempre più la quantità e la qualità  del tempo libero a disposizione dell’individuo e conseguentemente ne incrementa il valore.

La dimensione del tempo libero assume una importanza fondamentale, e non solo  perché rappresenta una voce consistente del paniere commerciale nazionale: c’è infatti da registrare che gli italiani sono ultimi in Europa per tempo non occupato, che il diritto alla vacanza è precluso al 50% degli italiani soprattutto per ragioni economiche e che la mancanza di tempo libero è la causa prima della scarsa lettura e dell’analfabetismo di ritorno che abbiamo in Italia.

Importante appare una recente ricerca fatta dall’Istat e secondo la quale i giovani, fra i loro valori, mettono al primo posto la famiglia, seguita nell’ordine dagli amici, dal lavoro e dal tempo libero. E se riflettiamo che famiglia e amici fanno parte del tempo “liberato” dal lavoro possiamo convenire che tre dei quattro valori rientrano nel campo del tempo libero, secondo una sua accezione più vasta.


4) L’Etsi nei campi del tempo libero

L’ETSI, dunque, non può che essere presente con pieno protagonismo nella tematica del tempo libero, giacchè opera da sempre, fin dalla sua nascita risalente al 1962 ( l’atto costitutivo è del 20 novembre 1962 ), nei campi dell’arte, della cultura, dello sport, del turismo, cioè in tutti quegli ambiti del tempo libero o del tempo liberato dal lavoro.

Sono campi che consentono di apprezzare il nostro patrimonio di arte, di cultura, di storia, le ricchezze naturali , ambientali e paesaggistiche, nonchè le splendide città d’arte che la natura e la storia ci ha consegnato in eredità e che noi abbiamo il dovere di tutelare, difendere, valorizzare con un uso sobrio, attento, rispettoso, ma anche solidale verso le future generazioni.

Per queste ragioni noi diamo l’aggettivazione  “sociale “ a tutte le iniziative che perseguono la solidarietà  contro l’ egoismo, l’integrazione e l’ inclusione contro la discriminazione e la esclusione, l’equilibrio, la compatibilità, la sostenibilità contro il deterioramento dell’ambiente, del clima e della natura, la giusta aspirazione al benessere, alla libertà, alla pace di tutte le persone contro la esasperata ricerca del vantaggio personale e il facile arricchimento personale.

Pensiamo, per stare in Italia, ai 3.000.000  di persone diversamente abili; ai 7.500.000 di persone che vivono al di sotto degli indici di povertà; ai 12.000.000 di ultrasessantenni e ai 17.000.000 di ultrasessantenni; pensiamo ai giovani che non riescono a trovare un primo lavoro e che persa la speranza rischiano di uscire dalla retta via.

 

 5) I valori e i diritti

Solo operando in modo responsabile è possibile dare sostanza ai valori di libertà, uguaglianza, fratellanza, solidarietà, pace, dignità della persona e dei popoli.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, approvata dalla Assemblea Generale dell’ONU il 10 dicembre 1948, e di cui si celebra quest’anno il sessantennale,  afferma che ogni individuo ha diritto al riposo, al tempo libero, ad una limitazione delle ore di lavoro e alle ferie remunerate e ciò allo scopo di perseguire l’obiettivo fondamentale della piena realizzazione dell’individuo come persona e come cittadino, lottando contro ogni forma di emarginazione e di esclusione.

Il Codice Mondiale per l’Etica del Turismo, varato dalla Organizzazione Mondiale del Turismo e approvato dalle Nazioni Unite e dall’Unesco nel dicembre 2001,  afferma ( art. 7) che il turismo sociale ...”deve essere sviluppato con il sostegno delle autorità pubbliche così come deve essere incoraggiato e facilitato il turismo delle famiglie, dei giovani, degli studenti, degli anziani, dei portatori di handicap”.

Ci piace a riguardo ricordare, come buon auspicio, che il 14 novembre scorso è stata insediata a Roma la segreteria permanente del Comitato della predetta Organizzazione.

Le vacanze e i viaggi rappresentano occasioni adatte all’arricchimento interiore delle persone grazie alla scoperta di altri ambienti, di altre culture, di altre civiltà, di altri popoli.

 In questa ottica è possibile “coltivare il capitale umano, il senso civico e la coesione sociale senza i quali anche la vocazione turistica di tanta parte del nostro paese verrebbe sprecata”.

Nel definire il turismo sociale abbiamo la consapevolezza di avere una visione diversa da quella prettamente economica e imprenditoriale ma proprio per questo essa è più impegnativa perché una visione umanistica accomuna in sé tanti valori che, lungi dall’elidersi, si sommano e interagiscono tra loro e sono valori ambientali, territoriali, paesaggistici, ecologici, compatibili e sostenibili, e ancora valori culturali, civili, di libertà, di solidarietà, di sobrietà, di parsimonia, di responsabilità, di consapevolezza .

In questa visione anche lo sport ha una grande importanza.

Nel progetto di vita di milioni di persone la possibilità di fare sport per tutti  viene avvertita come un nuovo diritto di cittadinanza. Solo in Italia, secondo una indagine recente, non meno di 20 milioni di persone praticano attività sportiva a livello amatoriale e dilettantistico.

Lo sport per tutti  risponde ad un bisogno di salute e di socialità di tutti i cittadini.

Attraverso la pratica sportiva, si possono affrontare anche i problemi del disagio sociale e della salute, della integrazione delle diverse culture, della educazione dei ragazzi e degli adulti,  del rispetto delle regole, della inclusione dei diversi, della integrazione con l’ambiente.

In questa logica abbiamo giudicato positivamente la possibilità di applicare la detrazione del 19% dall’imposta lorda per gli oneri sostenuti per  iscrizione annuale e abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine per i ragazzi fra i 5 e i 18 anni per un massimo di 210 euro, introdotta con la finanziaria del 2007.

Occorre però una riforma profonda del sistema sportivo e nuove politiche pubbliche sullo sport che riconoscano direttamente, attraverso una quota dell’attuale finanziamento dello sport italiano, le associazioni  impegnate sul territorio nello sviluppo dello sport per tutti.

Dobbiamo perciò  sollecitare maggiore sensibilità da parte delle forze politiche a tutto ciò che rientra nel campo del tempo libero nei suoi vari aspetti di carattere ricreativo, culturale, artistico, sportivo e turistico che attengono alle esigenze e  alle attese dei cittadini e che contribuiscono a migliorare le condizioni economiche, sociali e civili della collettività.

 

6) Le nostre proposte ( in un decalogo )

Ed è con questa concezione che continuiamo a sollecitare governo e ministeri competenti a impegnarsi più concretamente a favore di questo campo dimostrando che con serietà  e razionalità è possibile coniugare, anche in questa difficile fase recessiva, risanamento finanziario, ripresa economica e crescita civile in una visione equilibrata, solidale e integrata della società.

Per il turismo sappiamo peraltro che, oltre alla funzione di ordine sociale, esso svolge un grande ruolo di ordine economico e imprenditoriale che non può essere trascurato.

Esso è ormai considerato la prima industria nazionale: vale il 12% del PIL, cioè circa 170 miliardi di euro, e dà occupazione a 2 milioni e 300.000 persone. Non prenderne atto sarebbe assai miope.

Ed è per questa ragione che crediamo necessario alcune politiche serie che gli facciano superare le difficoltà di questi anni anche rispetto ai nostri più diretti concorrenti.

 

Con il quadro di riferimento economico che abbiamo, i punti sui quali concentrare l’attenzione dovrebbero essere:

1) realizzazione di un progetto comune, condiviso, unitario che costituisca una cornice di principi, obiettivi, strumenti e regole entro cui gli organismi politici, economici e sociali possano operare e interagire per promuovere e valorizzare le specifiche realtà. Ricercare cioè quello che in altre parole si può definire un patto a lungo termine con un quadro di riferimento certo e riconosciuto da e per tutti, passando attraverso la effettiva attuazione della legge 135/2001 ( legge quadro sul turismo ) specificatamente per le parti relative al fondo di rotazione per il prestito e il risparmio turistico         ( art. 10 ) e alla carta dei diritti del turista ( art. 4 );  Registriamo in positivo il fatto che è stata data esecutività al decreto che stabilisce l’erogazione dei buoni vacanze alle famiglie disagiate in applicazione all’articolo 10 predetto.

2) elaborazione di un codice etico da far sottoscrivere e rispettare da parte di tutti coloro che lavorano nel settore ( accoglienza, ristorazione, trasporti, servizi di guida e accompagnamento, ecc.) per affermare nei fatti livelli certi e dignitosi di cordialità, gentilezza, rispetto, serietà e onestà nella qualità e nella quantità dei prodotti e dei servizi offerti affrontando a viso aperto la competizione con i paesi nostri più diretti concorrenti e sfatando la brutta immagine che spesso viene diffusa di noi, dimostrando in altri termini che sul piano del rapporto qualità/prezzo non siamo inferiori a nessuno;

3 ) attuazione di un piano volto a valorizzare tutte le specificità e le caratteristiche attuali e potenziali del paese e delle singole realtà ( mare e sole, montagna, collina, città d’arte, di storia, di cultura) anche attraverso programmi di infrastrutturazione che affrontino i gangli vitali dei trasporti e dei collegamenti interni e internazionali per corrispondere contemporaneamente alle esigenze connesse al trasporto di persone e di merci e alla valorizzazione del territorio nazionale;

4) aggiornamento dei progetti avviati negli anni passati sugli itinerari turistici, sportivi, storico-culturali, paesaggistici, naturalistici, enogastronomici;

5) definizione di una politica finalizzata a destagionalizzare sia la domanda sia l’offerta, attivando anche  un sistema di buoni vacanze che sulla falsariga di similari esperienze estere mobiliti risorse, energie e interessi convergenti in tale senso;

6) rilancio di una politica dei servizi che sia funzionale a valorizzare tutte le grandi opportunità che il turismo ( con le attività connesse ) offre, anche attraverso un piano organico e articolato di formazione e riqualificazione professionale, di utilizzo mirato della leva fiscale, di socializzazione e scambio di esperienze, rilanciando l’ ENIT, attivando l’Osservatorio Nazionale e coordinando la miriade di siti esistenti entro un unico portale che dia il senso e la misura della volontà di intraprendere la strada della unitarietà di intenti e di obiettivi con una ragionevole certezza sui risultati;

7) in quanto alla leva fiscale è possibile prevedere la armonizzazione dell’IVA alberghiera – ora al 10% - con quella di altri paesi europei - tra il 6 e l’ 8% - ma con l’impegno di destinare il risparmio ottenuto all’abbassamento delle tariffe.

 

Infine:

8) per il tempo libero, utilizzazione del fondo per le politiche della famiglia, che è stato incrementato di 210 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, per finanziare le iniziative di conciliazione del tempo di vita e di lavoro di cui all’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n.53;

9) per lo sport, ripristino delle proposte di legge presentate nella passata legislatura sullo sport per tutti, per dare proprio a tutti le stesse opportunità che uno stato di diritto deve garantire in modo tale che la democrazia si affermi non solo sul piano formale ma soprattutto su quello sostanziale, secondo lo spirito e la lettera della carta costituzionale;

10) per lo spettacolo e la  cultura, fare in modo che il Fus (fondo unitario per lo spettacolo), che è stato aumentato di 100 milioni di euro nel 2007, di 150 milioni nel 2008 e di 200 milioni nel 2009 venga utilizzato in modo coordinato col nuovo fondo che è stato istituito con una dotazione di 100 milioni di euro per ciascuno dei tre anni predetti da destinare a varie attività culturali.



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