Gen'09: Per una società moderna ma equa e solidale


E’ ricorrente, in questi tempi duri e incerti, la domanda se si stava meglio quando si stava peggio. Io non mi appassiono a questo gioco.

Però dico di essere d’accordo con le analisi del sociologo Francesco Alberoni il quale in un articolo pubblicato su un quotidiano nazionale il 29 dicembre 2008 difende, nonostante tutto, questa nostra epoca contro i nostalgici del passato. Certo egli ha gioco facile perchè mette a confronto questo nostro periodo - travagliato, squilibrato e ingiusto - con le condizioni di vita pietose di molti periodi precedenti, prendendo le mosse dalle contraddizioni del mondo delle Mille e una notte, e passando in rassegna l’era dei giochi cruenti del Colosseo, i livelli di vita e di civiltà delle società feudali, medievali o quelle fondamentaliste anche attuali e ancora il periodo delle inquisizioni o delle rivoluzioni con le ghigliottine o le tratte e le navi cariche di schiavi, le atrocità della prima e seconda guerra mondiale, la rivoluzione sovietica e i suoi gulag o gli stermini nazisti o i bombardamenti di Hiroscima e Nagasaky o infine le miserie  dei contadini meridionali. Poste così le cose, chi è che ha il coraggio, con tutta onestà e sincerità, di votare contro questa sua tesi? Io penso che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani starebbe su questa posizione. Ma una domanda credo che sia lecita. Quanti diseredati e quanti derelitti che stanno ai margini di questa “moderna” società, che vivono le contraddizioni attuali sulla loro pelle sarebbero su queste posizioni? E a prescindere da ciò, noi che beneficiamo di una situazione di privilegio e di comodo possiamo continuare a tollerare squilibri che non cadono indisturbati dall’alto ma sono solo opera dell’uomo e conseguenza della sua aridità, cupidigia e avidità? Io credo di no. E allora, dato per scontato che non rimpiangiamo quei periodi pregressi, possiamo usare i nostri mezzi a disposizione per allargare ad una platea più vasta le ricchezze che riusciamo a produrre? Io penso di sì. Basterebbe ridurre alcuni sprechi o distribuire meglio alcuni prodotti e si avrebbe una società più giusta e  più solidale. Ecco qui alcuni esempi:

Primo, c’è un miliardo di persone nel mondo che soffrono la fame eppure il cibo non manca perché la tecnologia ha fatto passi da gigante ma soprattutto- udite, udite - ci sono circa 2 miliardi di persone che soffrono di obesità con collaterali problemi circolatori, di glicemia e di colesterolemia o di alta pressione che minacciano la salute e aggravano le spese sanitarie. Basterebbe una educazione diversa e una maggiore disponibilità per una politica solidale e il problema avrebbe facilità di soluzione.

Secondo, ci sono 1,2 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile sicura mentre abbiamo sprechi e consumi smodati nelle società opulente che superano di gran lunga le esigenze primarie di quelle persone che ne sono sprovviste. E questo è un altro problema dell’era moderna che se non risolto sarà motivo di divisioni, rivalità e guerre. Non a caso l’acqua viene ormai chiamata l’oro blu ed è considerata bene strategico più dell’oro nero che è il petrolio.

A veniamo alle cose italiane toccando solo qualche aspetto vitale.

I poveri sono più di 7.500.000 ossia il 13,% e oltre della popolazione. Secondo il rapporto Istat 2007, il 14,6% delle famiglie italiane ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese; il 66,1% non riesce a mettere da parte risparmi; il 6,2% non può permettersi una alimentazione adeguata; il 10,4% non può permettersi riscaldamento per la casa; il 38,7% non può permettersi una settimana di vacanza all'anno.

Sottolineo che il reddito rispetto alla media UE è sceso del 13% negli ultimi 6 anni.
Eppure, di fronte a questi dati, non pare che chi ci governa abbia qualcosa da recriminare sul fatto che in Italia il 10% della popolazione più ricca possiede il 42% del valore netto della ricchezza del Paese. E che, secondo l’OCSE ( Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ), l’Italia è al sesto posto nella classifica con le più alte disuguaglianze dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti, Polonia.

Basterebbero dunque questi pochi parametri per suggerire a chi detiene le leve del potere di decidere una politica che tenga conto di chi ha più bisogno per realizzare manovre che anziché socializzare le perdite e privatizzare i profitti ( come si è fatto più volte anche recentemente ) si pongano l’obiettvo di redistribuire equamente i sacrifici e i benefici. E a questo riguardo potrebbe essere propizia la grave crisi economica e finanziaria che ci investe tutti se essa insegnasse che le leggi economiche fatte dall’uomo non possono stravolgere le leggi della natura, le quali richiedono sobrietà, equilibrio e rispetto per le cose e per le persone, tutte, senza distinzione alcuna, con stili e forme di vita più consone ad una società avanzata civilmente ed equa socialmente.


Gavino Deruda

 




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