Feb'09: Rapporto Italia 2009
Stralci dall'annuale pubblicazione dell'Eurispes

LA SPESA PUBBLICA DELLE REGIONI

Una voragine da 230 miliardi di euro. La spesa complessiva delle Amministrazioni regionali, nel corso del 2007, è stata di oltre 233,4 miliardi di euro, con una spesa media per Regione di 10,6 miliardi di euro e con una forte differenziazione a livello di singola Amministrazione. Il primato della spesa pubblica, comprensiva delle risorse destinate alla gestione corrente, alla gestione in conto capitale, al rimborso di prestiti e alla contabilità speciale, spetta alla regione Lombardia, che, con 42,4 miliardi di euro, ha concentrato quasi un quinto (18,2%) della spesa pubblica complessiva delle Amministrazioni regionali.

 

 

LA SPESA PUBBLICA DELLE PROVINCE

Una istituzione da 14 miliardi di euro di spesa ogni anno. La spesa complessiva sostenuta dalle Province italiane nel corso del 2007, escluse le Province Autonome di Trento e Bolzano, è stata di 14,5 miliardi di euro, pari al 6,2% della spesa sostenuta, nello stesso anno, dalle Regioni (233,4 miliardi di euro). Le quattro province ai vertici della classifica (Milano, Roma, Napoli, Torino), cumulativamente, hanno sostenuto spese per 2,7 miliardi di euro (rispettivamente 890, 720, 560 e 530 milioni di euro circa), pari a quasi un quinto (18,7%) della spesa di tutte Province.

 

LA SPESA PUBBLICA DEI COMUNI

Oltre 8.000 comuni e una spesa di 80 miliardi di euro. La spesa complessiva sostenuta dai Comuni italiani, nel corso del 2007, è stata di oltre 82 miliardi di euro (un terzo della spesa pubblica delle Regioni e cinque volte la spesa pubblica delle Province), con un valore medio di 10,2 milioni di euro per Amministrazione comunale.

 

LE NUOVE SFIDE CHE ATTENDONO IL SINDACATO

Nel 2007 le grandi organizzazioni sindacali confederali hanno quasi raggiunto i 15 milioni di iscritti, registrando un incremento complessivo del 14,52% rispetto al 1997. La Cisl ha registrato il maggior numero di nuove adesioni con 570.703 tesserati in più contro una crescita di 482.387 della Cgil, di 446.361 dell’Ugl e di 318.012 della Uil. Se si considera l’aumento in proporzione agli iscritti del 1997, e l’Ugl che si afferma come nuova forza sindacale con un incremento del 26,2%.

Il sindacato in cifre. Tra il 1997 e il 2007, gli iscritti di Cgil, Cisl e Uil sono aumentati complessivamente grazie a 1.371.102 adesioni. L’incremento maggiore si e avuto nel pubblico impiego e nei servizi (19,67% in più), a fronte di un calo considerevole del settore primario (-15,22%) e di un aumento contenuto nell’industria (9,57%).

L’Ugl ha raggiunto il suo massimo storico con 2.397.513 iscritti, costituiti per circa 2/3 da lavoratori attivi di cui il 19% occupato nell’industria, il 15% nelle categorie speciali e il 12% nei servizi.

I lavoratori attivi: i più numerosi. Un’inversione di tendenza rispetto al decennio precedente riguarda l’aumento complessivo dei lavoratori attivi (14,79%) rispetto a quello dei pensionati (10,99%). Ma il dato complessivo non e tuttavia riscontrabile in eguale misura nelle singole organizzazioni sindacali. La Cgil ha visto aumentare in proporzione maggiore gli iscritti tra i lavoratori attivi (passati da 2.303.805 nel 1997 a 2.688.849 nel 2007) riducendo il distacco dai pensionati (aumentati da 2.751.588 a 2.886.628 unita). Stessa evoluzione è stata registrata dalla Cisl: il numero di attivi è implementato di 307.974 unita a fronte di un incremento dei non più attivi di 277.162. La Uil invece ha avuto una crescita maggiore del numero di pensionati, passati da 418.437 a 564.835 (+146.398), rispetto ai lavoratori attivi, divenuti 1.211.898 (+92.130).

La fiducia nel sindacato. Secondo il sondaggio annuale condotto dall’Eurispes, nel 2003 il 32,4% dei cittadini riponevano abbastanza o molta fiducia nelle organizzazioni sindacali (a fronte di un 17% verso i partiti), nel 2008 la percentuale è diminuita al 19,5% (verso i partiti 14,1%). Nel 2009, sono fiduciosi verso i sindacati il 21,5% dei cittadini, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. Al contrario, registrano un trend negativo i partiti con il 12,8% (-1,3% rispetto al 2008).

 

L’INDUSTRIA DEL TURISMO: TRA CRISI E TENDENZE EMERGENTI

Quasi 47 miliardi di euro: il giro d’affari del turismo. Il turismo occupa il 12% della forza lavoro nazionale. Secondo l’Osservatorio Turismo, spiagge e città d’arte sono le destinazioni di viaggio che generano maggiori introiti finanziari, rispettivamente con il 33% e il 31,6%. Sono in prevalenza gli stranieri a scegliere il turismo culturale nel nostro Paese, producendo il 40,3% del fatturato per questo specifico comparto (contro il 24,9% apportato dagli italiani). Invece, gli abitanti della Penisola si muovono, con maggiore frequenza, verso il mare (40,9% contro 22,7%). Risultato soddisfacente anche per il turismo montano che si aggiudica il 16,4% del giro d’affari totale (18,6% per gli italiani e 13,5% per gli stranieri). Sotto la soglia del 10% si posizionano, invece, il turismo lacuale (7,8%), termale (6,2%) e verde (5%).

Brevi e low cost: le vacanze degli italiani. Nel 2007, il numero complessivo dei viaggi e aumentato considerevolmente rispetto all’anno precedente passando da 107.895 a 112.240 viaggi (+4%). Ai 112 milioni e 240mila viaggi con pernottamento sono corrisposte 687 milioni e 983mila notti, 31.780 in meno rispetto al 2006 (-4,4%). L’aumento del numero complessivo degli spostamenti con fini turistici è stato sostanzialmente determinato dall’incremento delle vacanze brevi (+9,6%) che, a sua volta, ha influito anche sull’aumento del numero di pernottamenti per questo tipo di soggiorni (+4,4%).

Come viaggiano gli italiani. La quota dei viaggi effettuati senza provvedere a prenotazioni, ne dell’alloggio ne del trasporto, prima della partenza e passata dal 47,1% del 2006 al 45,1% del 2007. E' aumentata, invece, la quota di viaggi con prenotazione diretta: dal 37,3% del 2006 al 40,8% del 2007. Rilevante l’incremento delle prenotazioni effettuate attraverso Internet, il cui peso, nell’ultimo triennio, è passato dal 10,3% del 2005 al 18,8% del 2007. L’incidenza dei viaggi prenotati tramite agenzia, o tour operator, è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2006 e riguarda il 12,5% dei soggiorni, soprattutto se si tratta di vacanza lunga (19,6%) o di viaggi di lavoro (13,1%). Nel dettaglio, le vacanze brevi di 1-3 notti sono quelle che vengono decise, soprattutto, senza nessuna prenotazione (60,8% nel 2006 e 58,8% nel 2007); invece, i viaggi con 4 o più notti sono organizzati sia con prenotazione diretta (39,9% nel 2006 e 42,9% nel 2007) sia senza nessuna prenotazione (40% nel 2006 e 36,5% nel 2007).

Le tipologie di alloggio preferite. Nel 2007, il 50,6% dei vacanzieri italiani ha preferito alloggiare in strutture ricettive collettive (di cui il 38,9% in albergo e l’11,7% in altre strutture) contro il 49,2% totalizzato nel 2006 (di cui il 38,7% in albergo e il 10,5% in altre strutture ricettive collettive). Di poco inferiore la percentuale di quanti

hanno scelto, per il pernottamento, alloggi privati (49,4%): l’1,4% in meno rispetto al 2006. La struttura privata più gettonata e stata, nel 2007, l’abitazione di parenti o amici con il 28,4%, seguita da abitazione di proprietà (11,1%) ed abitazione/stanza in affitto,  compresi i B&B (8,2%).

Alla ricerca di sapori e di tradizioni autentiche. Il mercato generato dal turismo enogastronomico produce un volume d’affari di 2,5 miliardi di euro e conta circa 5 milioni di appassionati, grazie all’individuazione e alla valorizzazione di oltre “140 strade del vino e dei sapori” (che percorrono l’intera Penisola) e alle 418 specialità di vino garantite da un marchio di qualità e ai 118 prodotti Dop e Igp.

Chi sono gli enoturisti? Il 60,7% sono di provenienza europea mentre, tra i residenti del Bel Paese, questa forma di escursionismo riscuote il 32,3% delle preferenze. Nel 2007, gli italiani hanno effettuato nelle località del turismo enogastronomico oltre 2 milioni di vacanze. In particolare, le regioni più coinvolte sono state la Toscana (verso la quale si sono diretti i viaggiatori provenienti da Lombardia, Veneto, Puglia e Lazio) e la Sicilia (che ha accolto in prevalenza veneti, laziali e pugliesi). Solo il 7% sono extra-europei. I canali che hanno influenzato maggiormente sulla scelta di questo tipo di vacanza sono il passaparola (39,6%), le precedenti esperienze personali (36,3%), le offerte e le informazioni reperite sul web (28,8% dei turisti italiani e 34,3% di quelli stranieri). Invece, il canale tradizionale delle agenzie di viaggio e dei tour operator ha mosso il 19% dei turisti italiani e il 17,4% di quelli internazionali.

Il cicloturismo: un nuovo modo di viaggiare. In Italia, il cicloturismo raccoglie un piccolo numero di appassionati (tra i 20 e i 30mila), in crescita ogni anno del 15-20%. Sembra, perciò, che il fenomeno stia lentamente diffondendosi e che, nei prossimi anni, possa svilupparsi ulteriormente. La Germania è stata la nazione che, circa 10 anni fa, ha dato il  via a questa nuova pratica che coinvolge, attualmente, 21,72 milioni di tedeschi e

genera un volume d’affari di 5 miliardi di euro.

La vacanza dei fedeli. Nel mondo, si contano complessivamente 300 milioni di pellegrini, i quali generano un indotto economico pari a 18 miliardi di dollari. Il luogo sacro più visitato è Guadalupe, in Messico con 10.000.000 di presenze; seguono Lourdes, la Chiesa di San Pio-San Giovanni Rotondo e la Basilica di San Pietro con 307.000.000 e Gerusalemme con 6.000.000. In particolare, in Italia, 40 milioni di turisti hanno affollato nel 2007 le più importanti basiliche del Paese, superando di gran lunga le presenze registrate in occasione del Giubileo del 2000, per un totale di 4,5 miliardi di dollari di fatturato e 19.000.000 di pernottamenti.

Relax, parola d’ordine per famiglie e coppie. Nel 2007, sono stati effettuati 544mila viaggi verso terme e centri benessere. Toscana, Veneto, Campania, Emilia Romagna sono le regioni che ospitano i maggiori flussi turistici provenienti dalle altre regioni italiane e dall’estero. Di durata medio-lunga, questo tipo di vacanza coinvolge, in prevalenza, coppie (43,4%) e famiglie (12,9%), ma vi è una consistente percentuale di turisti che preferisce recarsi alle terme da sola (12,2%). 90 euro e l’importo pro capite per il viaggio per chi si muove senza prenotazioni verso le località termali; mentre per l’alloggio il costo medio si aggira intorno ai 69 euro (a notte). Un pacchetto tutto compreso per le destinazioni termali costa al turista circa 104 euro. Per le altre spese, gli italiani hanno pagato, in media, ulteriori 45 euro al giorno. Relax (48,2%), cure (42,6%) e benessere (31,5%) sono le motivazioni prevalenti della vacanza termale. In molti si recano in questi luoghi anche per i divertimenti a disposizione (13,9%) e per le bellezze paesaggistiche e naturalistiche che è possibile osservare (8,4%).

 

FUS: STORIA ED EVOLUZIONI DEL FONDO A SOSTEGNO DEL MONDO DELLO SPETTACOLO

Annualmente, il Fondo destina quote non inferiori al 41% per le fondazioni lirico-sinfoniche, al 13% per le attività musicali e riguardanti la danza, non inferiori al 25% per il cinema, al 15% per il teatro di prosa e al 2% per gli spettacoli circensi.

Le dotazioni del Fus dal 2000 ad oggi. Nel quinquennio 2000-2004, il rapporto tra la spesa pubblica complessiva e la spesa per la cultura si e ridotto del 2,1%, mentre la spesa nel settore dello Spettacolo dal vivo si e ridotta di quasi il 10% rispetto alla spesa complessiva dello Stato. Ancora più consistente la diminuzione di risorse per il cinema che, nel periodo considerato, sfiora il 21%. La spesa pubblica per la cultura nel 2004 si è attestata allo 0,25% della spesa pubblica complessiva, la spesa per lo spettacolo allo 0,09% e quella per il cinema allo 0,02%. Nel 2006, la dotazione del Fondo ammonta a 10 milioni di euro. Nel triennio 2004-2006, vengono conferiti al mondo dello spettacolo 130 milioni di euro. Nello specifico, il teatro ha avuto dal Fus, nel 2006, 75,3 milioni a fronte dei 14 milioni e mezzo di spettatori mentre il cinema ne ha avuti 77,9, ma per 105 milioni di spettatori. La lirica, inoltre, ottiene 197,4 milioni nel 2006 pari al 46,3% del Fus, che finanziano spettacoli visti da 2,1 milioni di fruitori. I concerti classici sono finanziati dallo Stato con 62,5 milioni di euro l’anno, a fronte di 3 milioni di biglietti venduti. Se nel 2000 il Fondo contava su 516 milioni di euro, con il passare degli anni le risorse disponibili sono 377 milioni. Con le Finanziarie 2007 e 2008, le risorse destinate al Fondo avevano raggiunto, di nuovo, i valori precedenti (511 milioni), prevedendo, per il 2010, una quota pari a 563 milioni. I 511 milioni di euro sono scesi, però, a 456 milioni e la quota per i teatri lirici si è ridotta dal 47,8% al 46,6%. Il Fus 2008, quindi, è passato da oltre 244 milioni a 213: ne mancano 31, sufficienti a mettere in seria difficoltà tutti i bilanci.

Nel 2009 previsto un taglio del 30/40%. Lo Stato, che continua ad essere il principale finanziatore per le 14 fondazioni, eroga più di 200 milioni di euro all’anno, pari circa al 50% del Fus. Inoltre, il Fondo rischia di scendere da 560 a 380 milioni di euro a causa della Legge finanziaria 2009 che prevede, per l’anno in corso, tagli al bilancio del Ministero per i Beni Culturali di 236 milioni di euro. Nel 2010, il taglio salirebbe a 240 milioni e, nel 2011, addirittura, a 431 milioni.



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