Mar'09: L’Italia di fronte alla crisi finanziaria e alla recessione globale
Ambiente Italia 2009 il rapporto annuale sullo stato di salute del Paese di Legambiente

L’Italia non ha risolto nessuno dei suoi problemi strutturali: il divario tra Nord e Sud, il dilagare del potere mafioso, il debito pubblico hanno continuato a segnare l’immagine di un paese in costante declino. Eppure non mancano le performance positive, le eccellenze e le opportunità su cui il Paese può scommettere. A partire dal settore problematico e controverso dei rifiuti. E’ questa la fotografia scattata da Ambiente Italia 2009 - Rifiuti made in Italy, l’annuale rapporto di Legambiente sullo stato di salute dell’ambiente in Italia. Il Rapporto è stato presentato oggi, 3 marzo 2009 a Roma.

Disuguaglianza interna in aumento (nel 2000 il 20% della popolazione più ricca guadagnava 4,8 volte quello che guadagnava il 20% più povero, nel 2006 la percentuale è salita al 5,6), calo degli investimenti in istruzione e cultura, frequenza scolastica ben sotto la media europea e distanza con gli altri paesi nella ricerca scientifica segnano l'immobilità e, anzi, l'arretramento del Paese.

Dal punto di vista ambientale, il punto dolente rimane la mobilità: sia gli spostamenti personali che quelli delle merci si svolgono in larga parte su strada (74% del totale per il trasporto delle merci). Il trasporto pubblico segna una ripresa insignificante. Solo grazie all’alta tassazione sui carburanti il nostro paese si conferma, insieme alla Francia, quello col parco auto a minor emissione di Co2 (146 g/km contro una media europea di 158), ma nelle città polveri sottili e ossidi di azoto restano due emergenze per la qualità dell’aria, una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio). Nonostante un leggero calo ( -1,7%), con 570 milioni di tonnellate di C02, l’Italia è il terzo paese europeo per emissioni (era il quinto nel 1990) ed è ancora del 17,5% sopra l’obiettivo che dovrà essere raggiunto al 2012.

In positivo, l’Italia è diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel (31% sul totale Europeo). Cresce ancora l’agricoltura biologica (1150.253 ettari in conversione e convertiti nel 2007, erano 70.674 nel 1994), e spicca per riuscita il settore della ricettività diffusa (dal 19% del 200 al 23% del 2007), dei bed & breakfast e degli agriturismi.

L’emergenza rifiuti non è ancora risolta, soprattutto nel Centro Sud. Il 54% dei rifiuti urbani in Italia viene ancora smaltito in discarica, con il record della Sicilia che raggiunge la percentuale del 94%. Negli ultimi 15 anni 5 regioni - Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia - sono state commissariate per l’emergenza rifiuti, costata agli italiani circa 1,8 miliardi di euro, senza aver ottenuto alcun risultato tangibile. Clamoroso il ritardo impiantistico nel meridione d’Italia dove è attivo addirittura il 47% delle discariche di tutto il Paese, solo il 14% degli impianti di compostaggio di qualità e il 28% degli impianti per il trattamento meccanico biologico. Altre due emergenze riguardano invece tutto lo Stivale: l’aumento della produzione nazionale dei rifiuti urbani (+12% dal 2000 al 2006) e il fenomeno degli smaltimenti illeciti di quelli speciali (nel 2005 ne sono scomparsi nel nulla 19,7 milioni di tonnellate).

Eppure, esiste anche un’Italia di qualità nella gestione dei rifiuti. Sono 1.081 i comuni ricicloni nazionali premiati da Legambiente per aver superato nel 2007 l’obiettivo di legge del 40% di raccolta differenziata. Le regioni più all’avanguardia sono quelle del Nord - Trentino Alto Adige e Veneto hanno sfiorato il 50% di differenziata nel 2006, mentre Lombardia e Piemonte hanno superato la soglia del 40% -. Non mancano le sorprese nel resto d’Italia, come l’importante l’exploit della Sardegna che è passata dal 3% nel 2002 al 38% nel dicembre 2008, i 118 comuni campani con percentuali di raccolta differenziata superiore al 40% o l’esperienza del comune di Salerno che raggiunge l’80% nei quartieri serviti dal porta a porta per oltre 100mila abitanti. Tra le proposte di Legambiente l’aumento del costo dello smaltimento in discarica, la necessità di diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani, incentivando l’abbandono del sistema a cassonetti stradali, favorire la qualità delle raccolte differenziate per facilitare il successivo riciclaggio, il completamento della rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti. Al Governo Legambiente chiede di garantire la certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa, senza ulteriori proroghe e slittamenti; di chiudere la stagione dei commissariamenti per l’emergenza rifiuti nel Centro Sud, che ha portato solo sperpero di risorse pubbliche e deresponsabilizzazione degli enti locali inadempienti, e di introdurre finalmente i delitti ambientali nel codice penale, con l’istituzione di un fondo per le bonifiche dei siti orfani.



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