Mag'09: Italia 16° per benessere di madri e bambini e 2° per il solo benessere dei bambini
Festa della mamma: presentato il 10° Rapporto di Save The Children sullo stato delle madri nel mondo

E’ la Svezia, seguita da Norvegia e Australia, la nazione che vanta parametri d’eccellenza relativi alla salute, l’educazione, la condizione economica – in una sola parola – al benessere di madri e bambini. E la Svezia è “prima della classe” anche per l’impegno in favore dello sviluppo della prima infanzia. All’estremo opposto, cioè in ultima posizione in graduatoria, il Niger, il paese in cui madri e figli stanno peggio.

L’Italia si posiziona invece al 16esimo posto della classifica del benessere materno-infantile, guadagnando tre posizioni rispetto al 2008. Per quanto riguarda poi il solo benessere dei bambini, il nostro paese si attesta addirittura al secondo posto, dopo la Svezia. E in buona posizione l’Italia finisce anche per il supporto allo sviluppo della prima infanzia attestandosi nella zona A della classifica.

Tuttavia non tutte le donne e i bambini in Italia vivono in condizioni buone: soprattutto fra le madri single con figli e le donne straniere si registrano preoccupanti livelli di povertà, emarginazione sociale e minore tutela sanitaria.

Sono queste le principali evidenze del decimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, diffuso oggi 5 maggio 2009 da Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini, alla vigilia della Festa della Mamma.

In generale nel mondo ogni anno continuano a morire oltre 500 mila donne a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto e oltre 9 milioni di bambini prima di compiere i cinque anni. Inoltre - stima Save the Children - quasi il 40% di tutti i bambini sotto i 5 anni nei paesi in via di sviluppo - pari a 200 milioni di minori - non riesce a raggiungere il suo massimo e completo sviluppo cognitivo, a causa della povertà, scarsa alimentazione, precarie condizioni di salute e cure inadeguate.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2009 il nostro paese passa dal 19esimo al 16esimo posto dell’Indice delle Madri, sotto Slovenia e Svizzera. Un’accresciuta presenza delle donne nel governo nazionale - passate dal 17% del 2008 al 21% nel 2009 - e il raggiungimento del 100% del tasso di iscrizione alla scuola secondaria, sono alcuni dei parametri responsabili del migliore posizionamento del nostro paese, secondo l’Indice redatto da Save the Children, che riconferma le ottime perfomance dell’Italia per ciò che riguarda il benessere dei bambini: considerando infatti i soli parametri relativi ai bambini - cioè il tasso di mortalità infantile, il tasso di iscrizione alla scuola per l’infanzia e alla scuola secondaria - il nostro paese si posiziona al secondo posto, dopo la Svezia. E a conferma di tale trend l’Italia si colloca nel gruppo “A” per quanto riguarda lo sviluppo della prima infanzia, rispettando 4 dei 10 parametri considerati.

Come emerge dal dossier di Save the Children “Madri italiane e straniere in Italia: quale tutela per la loro salute e per quella dei bambini?”, tuttavia, c’è un numero non trascurabile di donne, con rispettivi bambini, a rischio povertà e meno tutelate sotto il profilo sociale e sanitario. E’ il caso, per esempio, di molte donne single con figli, con un lavoro inadeguato o insufficiente. Secondo i dati dell’Istat nel 2007 le famiglie povere sono l’11,1% del totale. L’incidenza della povertà, inoltre, è maggiore nelle famiglie dove sono presenti minori e nella tipologia familiare monogenitoriale (11,3%), che nella grande maggioranza dei casi è costituita da donne. Sulla base dei dati dell’ultima indagine riferita al 2006, i minori a rischio di povertà in Italia, sono il 24%, contro una media europea del 19%. L’Italia, insieme a Grecia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Spagna, fa parte del gruppo di paesi che registra il più alto livello di povertà infantile.

E a godere di minori livelli di benessere e di minori tutele sono anche molte donne straniere, nonostante il loro crescente contributo alla natalità.



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