Mag'09: Nota sul Federalismo Fiscale
Legge 5 maggio 2009 n.42

Delega al Governo in materia di federalismo fiscale,

in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione

Breve schema di riferimento delle principali novità introdotte

La riforma verrà attuata attraverso decreti attuativi che avranno come obiettivo la riduzione graduale della pressione fiscale (articolo 2) attraverso la determinazione periodica del suo limite massimo  nonché del suo riparto tra i vari livello di governo.

Si stabilisce che fonte di finanziamento per le funzioni essenziali delle Regioni sarà la compartecipazione ai tributi erariali ( articolo 7) ed in special modo il gettito IVA, viene inoltre stabilito che per ogni servizio erogato dagli enti locali si individuerà un costo standard (articoli 8 e 11), abbandonando così il criterio del costo storico, cui le Regioni dovranno uniformarsi in un periodo transitorio di 5 anni.

Tra le novità l’istituzione di un nuovo ente territoriale, Roma capitale (articolo 24), con maggiori funzioni e compiti e un proprio patrimonio anche immobiliare. Prevista la possibilità di istituire città metropolitane (articolo 23) nelle aree dei comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, una volta costituite la provincia di riferimento cesserà di esistere. Tassa di scopo (articoli 12 e 15) , poi, per Province e Città metropolitane e fisco di vantaggio (articolo 16) per le aree più depresse del Paese, oltre a territori montani e isole minori. Previsti premi (articolo 17) per le amministrazioni “più virtuose”, anche dal punto di vista ambientale e che favoriscono occupazione e nascita di imprese in rosa. Per i cattivi amministratori (articolo 2) restrizioni su trasferimenti, divieto di assunzione di nuovo personale, fino ad arrivare alla più grave sanzione “politica” dell’ineleggibilità automatica per quei responsabili che avranno condotto l’ente amministrato in stato di dissesto finanziario.

A verificare passo dopo passo l’attuazione del federalismo fiscale una commissione bicamerale (articolo 3) composta da 15 senatori e da 15 deputati.

Infine il principio che dovrà sempre essere la legge statale, e non un decreto legislativo, a fissare i livelli essenziali di assistenza e di prestazioni ( articoli 8 e 20) validi a livello nazionale.

Con riserva di tornare sull’argomento in maniera più approfondita riteniamo per ora opportuno richiamare alcune ‘note negative’ evidenziate in un appunto discusso in un seminario del Forum terzo Settore il 27 maggio 2009.

Il primo nodo, che verrà richiamato anche in termini finanziari, è l’assenza di una puntuale individuazione delle funzioni fondamentali degli enti locali, che si collega alla rivisitazione del TUEL con contestuale definizione della Carta delle autonomie nonchè la piena e compiuta applicazione del principio di sussidiarietà.

Inoltre, è doveroso sottolineare come l’intervento perequativo, con particolare riguardo al livello regionale, viene configurato prevalentemente come uno strumento volto a ridurre le differenze tra i territori con diverse capacità fiscali per abitante per la copertura dei fabbisogni standard, in una prospettiva diretta a preservare lo “status quo”, piuttosto che ‘innovare’. 

 Altra questione è quella connessa all’assenza di una previa valutazione dell’impatto del progetto complessivo di riforma nel quadro macroeconomico del Paese sia in merito alla sostenibilità finanziaria che all’assenza di una credibile base di dati economico-finanziari omogenei e condivisi, con il rischio che questa mancanza si traduca in futuro in un aumento della pressione fiscale e della spesa.

E poi ancora, oltre alle varie disposizioni in merito a premialità e sanzioni, sarebbe opportuno un adeguato controllo nella rendicontazione di quelle risorse senza vincolo di destinazione anche per rafforzare la possibilità per i cittadini di un controllo democratico della responsabilità degli amministratori.

Infine il richiamo al nuovo comma 2 dell’art. 20, secondo cui "fino a loro nuova determinazione in virtù della legge statale si considerano i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni già fissati in base alla legislazione statale". Ma ad oggi i livelli essenziali delle prestazioni non rappresentano affatto una realtà consolidata,  fatta eccezione per la sanità ( con il richiamo al  DPCM del 29 novembre 2001) nel campo dell’assistenza manca quasi qualsiasi definizione di diritti sociali esigibili come già ampiamente sottolineato nel lavoro dell’Osservatorio nazionale della 328.


 



INSERITO DA:

administrator

ETSI Nazionale
Via Tagliamento, 9 - 00198 Roma
tel 06/85357370
mail info@etsicisl.it