Giu '09: Pensionati Cisl: Anziani a rischio di secessione sociale


I pensionati della Cisl hanno tenuto martedì 9 giugno una conferenza stampa per spiegare le ragioni che hanno indotto la categoria ad organizzare una manifestazione nazionale che si concluderà a piazza del Popolo, a Roma, dove alle 11 di giovedì 11 giugno,  parleranno il leader della Cisl Bonanni ed il segretario della Fnp Antonio Uda.

Intanto la segreteria Fnp ha fatto il punto sullo stato della mobilitazione del popolo anziano in tutt’Italia, dove Fnp sta organizzando assemblee e attivi ai livelli regionali e territoriali, in vista dell’evento. “Il disorientamento, la frustrazione e la rabbia  tra le ex-lavoratrici e lavoratori – sintetizza Uda – a Nord come al Sud, tra i pensionati  al minimo e quelli che una volta, con un assegno di due milioni di lire al mese, potevano considerarsi fortunati, sono tali che, in assenza di una forte assunzione di guida e di responsabilità da parte  dell’organizzazione sindacale, potrebbero degenerare in una vera e propria “secessione sociale” da parte di 17 milioni di italiani. Da questo punto di vista i messaggi pubblicitari ingannevoli che vengono profusi a piene mani da chi invece avrebbe il dovere istituzionale e politico di affrontare la situazione senza ipocriti buonismi verbali, non fanno che esacerbare   gli animi.

“Il nostro obiettivo sindacale – continua il segretario della Fnp – rifugge da demagogie e sfascismi. Non ci nascondiamo il contesto della crisi. E per questo apprezziamo ogni sforzo concreto fatto per rinforzare i paracadute sociali per chi perde il lavoro o veda crollare i redditi minimi di sopravvivenza familiare e personale. Ciò che non possiamo accettare è invece la discriminazione a danno del popolo anziano, con la scusa farabutta che per lo meno 458,20 euro al mese sono comunque assicurati anche a chi sta a riposo e si ostina a campare più del dovuto.

“Rivalutazione ragionata delle pensioni e finanziamento della solidarietà per i non-autosufficienti – conclude Uda – sono obiettivi minimi senza cui la mobilitazione della nostra categoria non potrà che crescere di intensità fino a scoppi che nessuno di noi si augura”.



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