Lug '09: La verde Kyoto
Un mix vincente di programmi municipali ed iniziative ecologiche dei cittadini. Così la città del protocollo vuole diventare la capitale mondiale dell’ambiente.

(di Antonio Deruda) 

 

Un gruppo di bambini in giro per la città con piccoli imbuti per innaffiare le piante. Macchine ferme ai semafori con i motori spenti. Negozi con impianti solari ed insegne a basso consumo. Sono alcune cartoline di Kyoto, la quinta città più grande del Giappone, il cui nome è dal 1997 indissolubilmente legato alla firma del famoso protocollo internazionale per la riduzione dell’inquinamento e la tutela dell’ambiente.

Definita la “Firenze dell’Asia” per la bellezza dei suoi tesori artistici ed architettonici, Kyoto ha deciso di non compiacersi del suo passato, di non vivere solo di bancarelle per turisti fuori dai templi o di gite organizzate ai diciassette siti che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’Umanità. Questa città di quasi due milioni di abitanti, circondata da verdi colline, ha scelto di costruire per sé un futuro nuovo, basato sul rispetto della natura attraverso l’innovazione e la proverbiale creatività giapponese. Qui le nuove tecnologie sono al servizio dell’ambiente, dal misuratore di emissioni di CO2 nelle case ai giardini pensili sui tetti delle nuove costruzioni, dalle soluzioni mirate per il risparmio energetico delle imprese agli speciali nastri isolanti intorno alle finestre degli edifici pubblici per ridurre l’uso di riscaldamento ed aria condizionata.

Il cammino di Kyoto verso un nuovo futuro verde è stato intrapreso da diversi anni e condiviso dalle varie amministrazioni che si sono succedute. Le ordinanze municipali per prevenire danni all’ambiente riguardano tutti i settori e mirano in particolar modo a stimolare una coscienza ambientale collettiva, attraverso programmi di educazione ed iniziative aperte alla partecipazione di tutta la comunità. Lo scorso maggio è stato lanciato il Fondo per l’Ambiente dei Cittadini di Kyoto, che mette a disposizione risorse per finanziare piccole iniziative come, ad esempio, lo smaltimento dell’olio usato per friggere la tempura, il piatto di fritti misti caratteristico della cucina giapponese. Il Fondo si autofinanzia attraverso la vendita di borse della spesa riciclabili e grazie a donazioni di privati. Uno degli obiettivi è quello di avviare progetti che, oltre al valore sociale, possano avere anche un ritorno economico, creando così un circolo virtuoso tra rispetto dell’ambiente e sviluppo. Nel presentare il Fondo, l’amministrazione ha chiesto espressamente ai propri cittadini di studiare e proporre nuove idee, stimolando così il coinvolgimento attivo dell’intera comunità.

Grazie ad iniziative come questa, in pochi anni Kyoto è divenuta una sorta di “laboratorio verde”, dove i funzionari del Comune girano in prototipi di auto elettriche realizzati dalla Mitsubishi e dove oltre 30mila cittadini non esitano ad infilarsi tute bianche e guanti per pulire le strade durante i giorni del “Beautification of the city” (“Abbellimento della città”).

Un mix vincente di progresso tecnologico, senso civico, rispetto dell’ambiente e soprattutto educazione. Fin dalle scuole primarie, infatti, i giovani studiano le fonti rinnovabili, il consumo responsabile, l’architettura ecologica e le energie alternative. Non è un caso se al recente concorso nazionale organizzato dal Ministero dell’Ambiente giapponese e riservato agli istituti superiori, per progetti volti a contrastare il cambiamento climatico, oltre 50 tra le proposte finaliste siano arrivate da scuole di Kyoto.

Il riconoscimento ufficiale per gli sforzi fatti finora è giunto nel febbraio del 2009, quando il governo giapponese ha designato Kyoto “Città-Ambiente Modello” ed ha deciso di sostenere l’ambizioso programma municipale che punta alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2050. Centrare questi obiettivi sarebbe per Kyoto un riscatto significativo dopo anni di sviluppo urbano controverso, che ha affiancato edifici di dubbia qualità architettonica agli oltre 2000 templi buddisti sparsi per le colline della città. L’antico gioiello imperiale del Giappone, centro culturale spesso oscurato dall’ingombrante ombra di Tokyo, si candida oggi a diventare la capitale mondiale dell’ambiente.               



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